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Alberi “anti-smog” per ripulire l’aria: anche Padova sperimenta la Paulownia contro le polveri sottili

Fontegreenme

Piantare alberi di Paulownia potrebbe risolvere il problema dell’inquinamento e dell’aumento delle temperature in città? Padova ci prova


Gli alberi sono la migliore arma che abbiamo contro polveri sottili e anidride carbonica sia in campagna sia nelle grandi città.

Per migliorare la qualità dell’aria dobbiamo riforestare i nostri boschi e aumentare le zone verdi nelle aree urbane, soprattutto lungo le strade maggiormente trafficate ma anche nelle aree industriali e residenziali. In questo modo potremmo ridurre la concentrazione di CO2 e di polveri sottili PM10 e diminuire le temperature in costante aumento.

Ma quali alberi sono più adatti a rendere l’aria più respirabile nelle nostre città? Secondo Coldiretti Padova, è la paulownia la specie migliore per raggiungere l’obiettivo in tempi brevi.

Ogni albero di pawlonia, infatti, è in grado di sottrarre oltre 30 chilogrammi di anidride carbonica. Un ettaro di terreno in cui crescono alberi di paulownia potrebbe dunque assorbire fino a 32 tonnellate di CO2 ogni dodici mesi.

La paulownia (Paulownia tomentosa) è una pianta ad alto fusto che cresce rapidamente, raggiungendo i 15-20 metri di altezza, anche quando piantata a bordo delle strade. La specie è originaria di Cina e Giappone ma si adatta bene a vari tipi di clima e di suolo.

Si tratta di una specie rustica, che non necessita di trattamenti chimici per svilupparsi. Dopo cinque o sei anni, le piante possono essere tagliate per ricavare un legno leggero ma elastico e resistente: la pianta riesce poi a rigenerarsi dai tronchi e può tornare a crescere.

“Da un paio d’anni stiamo lavorando per costruire una rete d’impresa di produttori di paulownia anzitutto per realizzare una filiera del legno, prodotto ideale per costruire mobili, arnie, ma anche arredi per le navi, considerato il peso ridotto, insieme a stoviglie alternative alla plastica”, spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova.

La paulownia inoltre aiuterebbe le popolazioni di api e insetti impollinatori grazie ai suoi fiori lilla, che si schiudono tra maggio e giugno, riuniti in pannocchie.

“I numerosi e grandi fiori di questa pianta dal terzo anno possono contribuire a produrre fino a 5 quintali di miele per ettaro, con beneficio anche per le api che si trovano in un ambiente non contaminato perché questa pianta non richiede trattamenti fitosanitari”, prosegue Bressan.

Le foglie della paulownia, grazie alla loro grande lamina, potrebbero poi contribuire a ridurre le concentrazioni di anidride carbonica e polveri sottili.

“A questo si aggiunge la capacità delle piante di assorbire molta anidride carbonica fin dai primi mesi di vita, grazie alle gigantesche foglie che possono arrivare a misurare ben 80 centimetri. Attualmente nella nostra regione la paulownia viene coltivata su una superficie di poco più di 200 ettari, di cui 50 a Padova, ma le potenzialità per far crescere la filiera ci sono tutte, a patto che le aziende siano adeguatamente sostenute a livello finanziario, come per le altre coltivazioni, attraverso incentivi ad hoc per incrementarne la produzione.
Vanno pertanto gli strumenti adeguati per agevolare il più possibile questa coltivazione che non richiede cospicui investimenti iniziali e che può costituire, per molte imprese, un interessante integrazione al reddito”, ha concluso Bressan.

foglie paulownia
Padova, sia in città che in provincia, la qualità dell’aria rappresenta un problema per diverse settimane all’anno, così come in molte altre città d’Italia.

Secondo Coldiretti sono moltissimi gli agricoltori pronti a coltivare la paulownia per la produzione di legname, e questo potrebbe portare benefici a tutta la cittadinanza, proteggendo i residenti dagli effetti di inquinamento e riscaldamento.

Va però ricordato che sebbene questa pianta offra interessanti vantaggi, la paulownia è considerata una specie aggressiva e invasiva. Per il momento nel nostro paese non esistono misure di lotta o contenimento della specie, ma la sua espansione dovrebbe comunque essere sorvegliata.

Per quanto riguarda le coltivazioni di paulownia si utilizzerebbero ibridi dotati di semi sterili, dunque non infestanti e non pericolosi per la biodiversità.

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