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Internet Gaming Disorder (IGD) o West Empathy Disorder (WED)?

di Bet17

Uno studio della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine ha tentato di esplorare le alterazioni dell’attività cerebrale allo stato di riposo associate alle attività di Gioco su Internet come presunta causa della dipendenza.

Dopo la verifica dell’università Cinese, Pechino, in questi giorni, ha addirittura deciso di emettere un avviso per la “prevenzione dell’abbandono dei minori ai giochi online” pubblicando sei linee guida da adottare (anche drastiche) e informando, tra le altre cose, le case produttrici di videogiochi di mettere a punto regole e contenuti che non creino dipendenza nell’utenza minorile, pena la loro messa al bando.

Sotto inserisco per il lettore alcune delle misure già adottate in Cina negli ultimi anni contenute nel sito governativo ufficiale Cinese e tradotte tramite Google Translator (così evitiamo interpretazioni della stampa occidentale che travisa sempre tutto):

Creazione di giochi online onesti e verdi per i giovani.

Autodisciplina del settore dell’insegnamento per eliminare la violenza, la pornografica, le pubblicità commerciali dai giochi online e per favorire l’apprendimento dei giovani nelle scuole.

Istituzione di un comitato etico per supervisionare i contenuti che potrebbero indurre alla dipendenza le giovani menti.

Poi magari interroghiamoci anche sul perché la loro società sta emergendo in molti settori rispetto alla nostra.

Il disturbo da gioco su Internet (IGD), è stato definito per la prima volta nel 2016 dall’11° edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Quindi anche per la nostra Società Occidentale Evoluta, “giocare troppo” è un disordine della nostra sfera emotiva e quindi una “malattia mentale”, che però va combattuta con pillole antidepressive, psichiatri e psicologi per ridurre la dipendenza da tale attività anche se poi, di fatto, questa crea le endorfine naturali necessarie per rilassare l’organismo e quindi, infine, anche la persona che sarebbe affetta da tale disordine, rendendola “un drogato”.

Non è che (forse) i giovani del mondo giocano troppo solo per evadere da una società che (forse) li disturba troppo rendendoli poi “dei drogati”?

Però da questa parte del mondo ancora non si legge che l’esclusione dal mercato di videogiochi che creano dipendenza ai minori o dell’imporre alle case di gaming regole per la creazione di videogiochi educativi ed etici, sia una possibile soluzione per creare nelle giovani menti anche quei concetti.

Si continua infatti a lasciare produrre videogiochi e App con il solo scopo di rendere dipendente l’utente in modo da poterci speculare economicamente sopra, sia tramite la pubblicità che il marketing avanzato, che hanno visto anche la nascita di neologismi come “Gamification” divenire strategia adottata anche da aziende in ambiti non video ludici per condizionare e fidelizzare i propri consumatori, gratificandoli tramite espedienti “gamificati” creati ad hoc anche per gli adulti (i likes di facebook ad esempio).

Il risultato nelle nostre case poi, spesso, si traduce in questo:

No! Ma perché arrivare a tanto come hanno fatto i Cinesi! Tanto in Occidente abbiamo già pronta per la vendita la pillolina, il dottorino con il camice bianco e, nel caso, anche una camicia di forza.

Personalmente trovo veramente bizzarra e contorta la società umana creata in occidente che mette sempre il profitto davanti a tutto il resto, non curandosi dei danni prodotti da tale mentalità nella salute pubblica oltre a quelli causati alla nostra cultura occidentale, che ormai è quasi alla deriva.

E voi che ne pensate?