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Le pagine strappate – Pietro Ratto

La storia che i professori insegnano a scuola è quella che a loro volta hanno imparato. Tutto scorre senza intoppi e senza dubbi: in pochi si chiedono se ciò che viene raccontato sia effettivamente accaduto. E le perplessità che eventualmente insorgono vengono presto soffocate.

Chi davvero cerca la verità la può trovare, ma solo a patto di stravolgere le proprie conoscenze, mantenendosi aperto a sempre nuove prove, a sempre nuovi elementi di studio.
Questo libro, ad esempio, descrive passo dopo passo l’affascinante analisi di un testo del Quattrocento sfuggito alla censura del Concilio di Trento.

Un’analisi onesta, appassionante e appassionata, che incredibilmente svela i trucchi della Chiesa per rimuovere la vicenda storica della Papessa Giovanna, restituendoci uno scorcio di realtà da tempo rimossa.


Novembre 2011. Mi metto in macchina in tutta fretta. Mi aspetta un lungo viaggio, prima di arrivare.

Gestisco da poco questo sito che insegue l’idea di una ricerca indipendente, libera, nei confronti degli eventi passati. E’ così che, via Internet, ho conosciuto l’Erudito. Un collezionista di incunaboli, pergamene, manoscritti antichissimi.

E’ lui che oggi sto per incontrare.

 

Quando arrivo alla sua abitazione, isolata, immersa in una natura incontaminata, non so ancora che pomeriggio da sogno mi aspetti. Una mezza giornata incredibile, a sfogliare libri di cui ho sempre e solo sentito parlare, leggendo Machiavelli, Mazzarino, Guicciardini e tanti altri ancora, in preziosissime, inestimabili edizioni originali. Per non parlare delle pergamene del Trecento, dei documenti longobardi…

Tra le tante meraviglie l’Erudito collezionista mi spalanca davanti agli occhi, sornione, un testo del Quattrocento. Un’opera di un illustre storico della Chiesa, in un’edizione miracolosamente sfuggita all’inesorabile censura del Concilio di Trento, che strategicamente l’anziano collezionista apre sul tavolo in un punto preciso, proprio là dove un anonimo segnalibro si nascondeva da chissà quanti anni.

La conosce la storia della Papessa Giovanna?

La conosco, la favola. Sì.

Pietro Ratto, Le Pagine strappate, Elmi’s World, Saint Vincent, 2014

 

Storce il naso, l’Erudito. Non gli piace ch’io liquidi frettolosamente come leggenda quello che considera un evento storico a tutti gli effetti. Non aggiunge nient’altro, ma il suo sguardo beffardo è un invito alla lettura, allo studio, una volta tornato a casa.

 

Così scorrono veloci i giorni e le notti successive, in un entusiasmante viaggio dallo scetticismo all’euforia. Gli occhi bruciano a suon di leggere e rileggere. A suon di contare giorni, mesi, anni, tra l’855 ed il 1100. L’Erudito mi procura alcune edizioni successive dell’opera, quelle opportunamente rivedute e corrette dagli inquisitori, quelle che gli storici conoscono a menadito. E man mano che procedo, man mano che conto, mi accorgo del trucco. La Papessa, evidentemente, è esistita davvero, dato che la Chiesa è ricorsa ad un complesso processo di falsificazione di date e nomi di Pontefici relativi ai duecento anni successivi per occultare e rimuovere dalla storia un periodo esattamente corrispondente al lasso di tempo in cui, secondo gli storici medievali, si sarebbe verificato il suo pontificato.

Le pagine che mi trovo di fronte e radiografo per settimane ne sono la prova.

 

Le pagine strappate narra di questa mia entusiasmante ricerca, le cui tappe vengono raccontate come in un romanzo ma meticolosamente spiegate e dimostrate, come in un saggio storico.

E’ un libro che parla di un libro. Che scandaglia un’edizione mai vista di un’opera storiografica strafamosa, giunta finora nelle mani degli storici solamente nella sua versione censurata. E’ una ricerca che si trasforma in un autentico scoop, per quanto la scabrosità della scoperta abbia indotto gli “studiosi” e la stampa più o meno specializzata a non divulgarla.

 

In sintesi, grazie a questo incontro ho la fortuna di consultare un’edizione del 1552, tradotta in volgare e sfuggita alla Censura del Concilio di Trento, del Delle vite dei Pontefici di Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, uno dei principali storici rinascimentali.

Comincia così la mia analisi comparata nei confronti di questa antica copia, confrontata con l’edizione in latino del 1562 e con quella in volgare del 1650, colpite invece da una progressiva censura ecclesiastica. Tutte e tre le copie sono, naturalmente, presenti nella collezione dell’anziano collezionista.

Dal confronto delle tre edizioni risalgo pian piano alle ragionevoli prove dell’esistenza della Papessa ed agli evidentissimi trucchi con cui i suoi due anni di pontificato potrebbero essere stati cancellati dalla Storia, ricorrendo a complesse correzioni di date e nomi di pontefici relativi ai due secoli successivi.

 

Questi i punti fondamentali:

 

  1. Intanto specifichiamo che il Platina è Direttore della Biblioteca Vaticana ed illustre umanista e che dedica la sua storia dei Papi a Sisto IV, Pontefice da cui è molto apprezzato e che gli ha conferito quell’importante ruolo. Nonostante ciò, egli riporta la vicenda della Papessa (citando il cronista medievale Martino Polono), senza smentirla o liquidarla come pura leggenda e senza venir attaccato dalla Chiesa. Secondo l’edizione del 1552, al momento della sua elezione la Papessa (di cui si raccontano particolari della vita fino al suo parto avvenuto in strada durante una processione), assume il nome di Giovanni VIII e la numerazione dei Papi omonimi continua poi per tutta la serie fino all’ultimo, il predecessore di Martino V, che viene chiamato Giovanni XXIV. Nelle altre due edizioni analizzate, che tendono a considerare la Papessa una fabula, Giovanni VIII è colui che nell’edizione del 1552 è Giovanni IX, e il diretto predecessore di Martino V compare come Giovanni XXIII, antipapa. Questa circostanza è importante. Come avrebbe potuto uno storico famoso come il Platina, infatti, sbagliare il numerale di un Papa regnante sessant’anni prima, senza venir pubblicamente smentito e deriso? Sarebbe un po’ come se uno studioso attuale chiamasse MontiniPaolo VII“.

 

  1. Dall’analisi delle correzioni apportate nelle edizioni del 1562, e soprattutto del 1650, si rafforza l’ipotesi che le complesse motivazioni normalmente addotte per giustificare la celebre Questio Paparum Joannum – vero e proprio rebus che ha assillato gli storici della Chiesa, in virtù della quale nel conteggio di tutti i Papi Giovanni mancherebbero due Pontefici – non avrebbero in realtà nessun fondamento, a parte l’esigenza di occultare il pontificato della Papessa da parte del revisore Onofrio Panvinio, vero e proprio braccio armato della censura ecclesiastica, in grado di risistemare il conteggio dei Giovanni con autentici “giochi di prestigio” – come quando, nell’edizione del 1650, sostiene improvvisamente di essere in possesso di non meglio precisate brevi apostoliche in virtù delle quali “i Giovanni che noi chiamiamo 21, 22 e 23 si dovrebbero chiamare 20, 21 e 22” – trucchetti, questi, smascherabili proprio grazie al confronto con l’edizione incensurata.

 

  1. Tramite un complesso conteggio condotto in parallelo sulle copie del 1552 e del 1650, relativo a tutti i Pontificati a partire da quello del successore di Leone IV – che per la prima edizione è (la Papessa) Giovanni VIII mentre a dire della seconda è Benedetto III – rilevo un evidente processo di correzione di centinaia di date di elezione o di morte di Pontefici, nonché di nomi e di numerali, atto ad assottigliare progressivamente la differenza tra la versione del Platina e quella della Chiesa ufficiale, fino al definitivo riallineamento delle due cronologie, raggiunto con la consacrazione di Benedetto IX, verificatasi nel dicembre 1032.

 

Segue poi un lungo elenco di “risposte” alle obiezioni che il censore Panvinio a suo tempo mosse alla fabula della Papessa, dimostrandone la sostanziale infondatezza e evidenziando come ciò che davvero potrebbe aver spinto la Chiesa del Cinquecento a cancellare la vicenda di Giovanna, riportando invece senza alcun problema tutte le atrocità che molti altri Pontefici perpetrarono durante il proprio regno, sarebbe stato unicamente l’insopportabile scandalo di una foemina sul soglio di Pietro.

Da notare, infine, l’importante e inconfutabile prova che questo saggio fornisce relativamente alla presenza del busto di Giovanna tra quelli degli altri Pontefici, ben visibile nel duomo di Siena ancora alla fine del XVI secolo e testimoniata, paradossalmente, da un accanito detrattore dei sostenitori della storicità della Papessa. Il mio studio, infatti, rileva come in una sua opera del 1595, scritta proprio per smentire la “favola” di Giovanna, un giurista cattolico rinascimentale si lamenti a gran voce della presenza di quel busto a Siena e ne richieda l’immediata rimozione da parte della Chiesa di Roma.

Un elemento molto importante, questo, dato che fino ad oggi anche questa particolare circostanza è sempre stata liquidata come l’ennesima falsità collegata alla Fabula e messa in circolazione dai soliti “eretici” protestanti.

 

Pietro Ratto, Le Pagine strappate, Elmi’s World, Saint Vincent, 2014